Sylvia Tambellini

Sin da piccola sentivo di essere in contatto con una realtà più profonda e da giovanissima ho cercato assiduamente di trovare ciò che avevo sentito. Ho fatto corsi, studiato, ho viaggiato molto, ma niente mi faceva pensare che quella fosse la direzione che avrei dovuto intraprendere. Sono stata molto presa dal sufismo, ma avevo bisogno di qualcosa che considerasse il fatto di essere in un corpo materiale. Il sufi mi ha aperto e fatto volare il cuore, ma non mi ha dato una base su cui poggiarmi. Ho iniziato taiji nel 1991 nella scuola di Tung. Mi recai diverse volte in Malesia e studiai con 5 o 6 maestri. Tutti avevano uno stile Yang, riuscì tuttavia a fare una disciplina molto intensiva stile Chen per 3 mesi.

A volte possono succedere cose strane: mi trovavo in India quando in un campo incontrai una donna che mi disse di andare e di cercare Patrick Kelly. Così scrissi a Patrick chiedendo di poter partecipare ad un suo seminario. Mi rispose dicendomi che non ero preparata. Allora lo ricontattai dicendogli che insegnavo taiji e replicò ancora che non ero preparata. Infine facendo presente che potevo fare la forma lunga al contrario, gli chiesi di darmi un’opportunità. Fortunatamente disse di sì. Mi resi conto, sin dal primo giorno che lo incontrai, che non conoscevo il taiji, ma sapevo di essere in contatto con un vero maestro, che aveva affinato un metodo per trasmetterlo come gli era stato insegnato da Master Huang della Malesia. E’ mio desiderio poter trasmettere questo metodo con trasparenza. Per me il taiji è un’arte antica e sottile che se eseguita correttamente, come trasmessa, conduce ad una realtà più profonda. Sono con Patrick Kelly dal 1999 e continuo a studiare con lui il più possibile. Sylvia Tambellini